IoSbarco…nell’intricato mondo dei Gas

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Si è da poco concluso il XIII incontro nazionale sull’economia solidale promosso da Ressud, reti di economie solidali del Sud, e Rete Nazionale dei Gas, dal titolo “IoSbarco…nuove imprese per Gas e Des“.

Da venerdì 28 a domenica 30 giugno, infatti, il centro storico di Monopoli è stato il luogo di approdo di un grande laboratorio vivente caratterizzato da gruppi di acquisto solidali (Gas), distretti e reti di economia solidale (Des e Res) e da imprese di produttori provenienti da tutta Italia.

La tre giorni è stata animata da plenarie, gruppi di lavoro, incontri, officine solidali, mercato, musica e giochi per i più piccoli al fine di scambiare buone pratiche, costruire nuovi processi, incontrarsi, conoscersi, confrontarsi cercando di sviluppare idee comuni su come può e si deve sviluppare la filiera per produrre nuovi modelli economici,  generare ricchezza nei territori e produrre valore aggiunto.

Come sempre accade quando dobbiamo comprendere processi ed esperienze che si pongono come strumenti alternativi di risposta alla crisi sistemica  e a modelli economici insostenibili che si stanno sviluppando nei nostri territori, Altragricoltura era presente partecipando al lavoro dei gruppi in maniera diligente, cercando di dividersi fra le 18 officine previste dall’iniziativa.

Il quadro che ne è emerso non è stato così idilliaco. La fitta rete dei Gas appare disorganizzata, senza una normativa che li protegga, con labili tutele fiscali e, sopratutto, come ha sottolineato Davide Biolghini referente dell’Area Ricerca e Formazione al tavolo Res,  la relazione fra Gas e produttori appare asimmetrica ossia caratterizzata da rapporti non stabili che vedono i produttori non coinvolti in tutte le fasi dei processi che portano alla costituzione di reti e distretti solidali.

Inoltre la comunicazione che dovrebbe supportare i progetti e i prodotti dell’economia solidale (n.r. Ecosol)  appare ancora molto debole e fa fatica a trasmettere valori e storie che li sostengono nonostante siano stati presentati esempi di comunicazione, sorti da poco tempo o ancora da sperimentare, che pur non offrendo la ricetta giusta alla soluzione del problema sono serviti per far emergere i punti critici e quelli di successo.

In questo un grave gap comunicativo è stata la forte assenza di produttori in questa officina, ossia quelli che costituirebbero l’altra faccia della medaglia nell’istituirsi di relazioni fra chi produce beni, chi li dovrebbe collocare e chi li consuma. Ci chiediamo infatti come si può veicolare la comunicazione se altri anelli della catena sono mancanti. Può uno strumento comunicativo essere creato se chi dovrebbe servirsene non viene coinvolto nel processo di realizzo e dire la sua su bisogni e le reali esigenze che ne derivino?

Forse sarebbe necessario che si sancissero dei patti tra consumatori e produttori che diano non solo prospettive economiche ma ne definissero e sancissero un ruolo nel quale non si disdegni un protagonismo attivo che preveda anche passaggi politici.

Si è cercato inoltre di comprendere quale rapporto può esistere tra ‘beni relazionali’ e ‘sostenibilità economica’ delle imprese socio/solidali, quali sono i problemi irrisolti e vissuti del lavoro volontario e remunerato dell’economia solidale; è emerso infatti che spesso il lavoro di professionisti di settore di cui questi organismi si servono scivola sempre più nel volontariato puro, mancando risorse sia umane che economiche.

Un altro problema è stato capire se i beni e i servizi eco solidali possono essere equiparate alle merci. Il consumatore infatti, che si rivolge ad un Gat, cade spesso nell’equivoco di essere ad mercato e che si abbia la stessa varietà di beni su cui scegliere. Difficile inculcare norme di comportamento impostate sulla reciprocità e su una relazione virtuosa tra ‘gasisti’ e consumatori. E’ emerso invece che questa relazione appare più semplice nel rapporto che si instaura tra Gas e  produttori: una volta conosciuta la serietà dell’azienda con cui si ha a che fare, la relazione tra Gas e produttori diventa quasi sempre amichevole, trasparente e d’indiscussa fedeltà.

Siamo certi però che se è vero che i punti di criticità emersi sono numerosi è anche vero che molte sono le potenzialità che caratterizzano i diversi settori dell’economia sociale e solidale, e tanti altri possono nascere da una riconversione ecologica e solidale della attività produttive del nostro territorio. Tutti questi interventi richiedono di essere diffusi in maniera sistematica e duratura non solo negli spazi urbani della nostra città,  ma anche nei piccoli centri e nel rapporto che deve instaurarsi tra città e campagne.

Come abbiamo sottolineato in precedenza i movimenti di economia solidale possano provare a dare risposte non autoreferenziali alla crisi in atto e a questo può contribuire anche la scuola attraverso una formazione consapevole di quella che sarà la società del futuro.

IoSbarco insomma è stata una bellissima esperienza che ha evidenziato un mondo sommerso fatto di organismi, enti, aziende ma sopratutto persone fantastiche che si proietta verso un futuro per nulla facile e che non disdegna di mostrare le sue debolezze, le criticità anzi, parte da queste  per cercare di costruire nuove prospettive e alleanze per potenziare e accrescere un già grande capitale sociale perchè possono ambire alla costruzione di un’economia “altra”.

 

 

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