Proteggere il cibo dal cambiamento climatico

Pubblicato su Treccani (leggi articolo originale)

L’amministrazione  Obama ha annunciato il 5 febbraio 2014 che creerà dei gruppi regionali chiamati “climate hubs” per aiutare gli agricoltori ad adattare le proprie coltivazioni al cambiamento climatico in corso. Saranno sette hubs divisi fra regioni geografiche. Le regioni geografiche che comporranno gli “hubs” sono: Ames, Iowa; Durham, NewHampshire; Raleigh, North Carolina; Fort Collins, Colorado; El Reno, Oklahoma; Corvallis, Oregon; e Las Cruces, New Mexico.

Inoltre, il governo ha anche stabilito dei “sub-hubs”, dei sottogruppi nati per studiare problemi particolari di alcune regioni. Per esempio, uno dei “sub-hubs” sarà in California per rispondere alle preoccupazioni di alcuni settori particolari della regione, come la produzione di vino.

I “climate hubs” sono una proposta del governo degli Stati Uniti per prevenire alcuni degli effetti del cambiamento climatico soprattutto dal punto di vista dell’impatto economico. I “climate hubs” saranno responsabili di raccogliere e condividere informazioni scientifiche e diffonderle agli agricoltori, allevatori, e proprietari forestali. Il proposito di questi “hubs” è di aiutare questi gruppi, spesso sprovvisti degli strumenti adatti, a rispondere ai cambiamenti in atto. Il governo ha deciso di lanciare questa iniziativa dopo un fallimento al Congresso di una proposta di legge in questo senso.

Secondo i “climate hubs” alcuni dei cambiamenti che gli agricoltori si possono aspettare nei prossimi anni sono:

– Declino nella coltivazione e produzione di carne causato dallo stress prodotto da nuove erbacce, malattie e parassiti;
– Degrado del suolo causato dalla crescente aggressività delle precipitazioni; cambiamenti nella crescita e nelle stagioni di raccolta.

Il cambiamento climatico è nocivo alla produzione di alimenti perché le piante e gli animali richiedono determinate temperature per crescere . Se il clima degli ecosistemi che sostengono le piante e gli animali è alterato, potrebbe mutare la crescita e lo sviluppo di interi raccolti.

Cambiamenti estremi nel clima possono creare inondazioni e siccità, danneggiando le colture e riducendo i rendimenti. Per esempio nel 2008, negli Stati Uniti, il fiume Mississippi inondò aziende agricole nel periodo di raccolta, causando una perdita stimata di otto miliardi di euro per gli agricoltori. Un altro esempio si può trovare nella pesca. Il merluzzo richiede temperature dell’acqua inferiori a 54°C. Un cambio nella temperatura del fondo del mare a 47°C potrebbe ridurre la capacità dei merluzzi di riprodursi e per i giovani merluzzi di sopravvivere.

Graig Idso, ricercatore del Centro dello studio anidride carbonica e cambiamento globale , ha fatto uno studio di come il cambiamento climatico influenza l’accesso al cibo.

Idso ha concluso che la tecnologia e le competenze agricole aumenteranno la quantità di cibo nel mondo, ma queste non saranno comunque in grado di soddisfare la necessità della crescente popolazione mondiale. Idso conclude che per fornire abbastanza alimenti per la popolazione di 9 milioni di persone nell’anno 2050, bisognerà incrementare la produzione di cibo fra il 70 e 100 per cento.

L’accesso al cibo avrà un impatto economico anche sul mondo. Per esempio, fra il 2011-2013 gli Stati Uniti hanno sprecato circa 50 mila milioni di dollari nel settore agricolo per la siccità. Il World Bank stima che solo nell’industria ittica vadano persi negli Usa 50 mila milioni di dollari a causa del cambiamento climatico.

Molte persone vedono la creazione di “climate hubs” come il primo passo per regolamentazioni più strette per combattere il cambiamento climatico negli Stati Uniti. Il modello proposto, secondo il Ministero per l’Agricoltura è molto simile ad alcuni piani già in forza in alcune parti del mondo. In paesi come Etiopia e Nepal, hanno cominciato a sviluppare iniziative comunitarie per affrontare il cambiamento climatico.

L’Etiopia ha varato un primo piano di contrasto al cambiamento climatico nel 2010 . Il programma etiope suddivide il paese in dieci regioni. Ogni regione è responsabile di raccogliere le preoccupazioni e i problemi dell’area e progettare delle soluzioni condivise.

Il vantaggio di un’iniziativa che parte dalle comunità locali è la possibilità per la comunità di identificare i rischi locali, i bisogni e le soluzioni usando la loro conoscenza del territorio.

Il tentativo americano è quello di traslare questi esperimenti in un territorio geograficamente ampio e variegato come quello degli Stati Uniti. Per l’amministrazione Obama si tratta solo di un primo passo per assicurarsi che il paese sia pronto negli anni prossimi per offrire abbastanza cibo per tutta la sua popolazione.

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