OGM, il parere dell’Italia

Premessa

La produzione dei semi nel mondo dovrebbe essere considerato un bene comune perché  elementi essenziali alla sopravvivenza del pianeta, per cui mettere la sopravvivenza del pianeta nelle mani di poche aziende significa dare loro un potere incontrastato.

Alcuni dati per chiarire come il comparto sementiero sia diventato vitale per le grandi multinazionali. Negli anni Settanta il settore era formato da oltre 7000 aziende. A partire da quel momento, attraverso ondate di fusioni e acquisti, il numero di aziende di settore è drasticamente diminuito: oggi il mercato dei semi è concentrato nelle mani di pochissime aziende. Nell’Unione Europea, ad esempio, il 75% del mercato delle sementi di mais è controllato dalle prime cinque compagnie del settore (Pioneer, KWS, Bayern-Monsanto, Vilmorin, Syngenta), così come l’86% del mercato della barbabietola da zucchero e il 95% degli ortaggi.

Le comunità contadine di tutto il mondo, da 10.000 anni, selezionano e producono sementi e se le scambiano fra loro. Selezionare e produrre semi significa quindi, assicurarsi la possibilità di avere un buon raccolto nell’anno successivo (quindi la sovranità alimentare e l’indipendenza economica) e conservare la biodiversità. Primo anello della catena alimentare, i semi, al pari di una lingua o di un patrimonio gastronomico, sono l’espressione di culture e conoscenze che hanno radici profonde nel territorio d’origine.

Il Fatto. Il prossimo 27 marzo i governi europei riuniti nel Comitato d’Appello si pronunceranno sull’autorizzazione a livello europeo di due nuove varietà di mais gm, il Pioneer 1507 e il Syngenta Bt11, e sul rinnovo dell’autorizzazione del MON 810. Nel dettaglio, il mais transgenico Bt11 e tutte le sue sotto combinazioni, sono resistenti a determinati agrofarmaci contenenti sostanze come il glifosate.

Come funziona oggi l’autorizzazione Ogm in Europa
Le aziende che vogliono commercializzare prodotti transgenici in Europa devono presentare domanda in primo luogo all’autorità competente di uno Stato membro. Questa viene poi trasmessa all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che è responsabile della valutazione scientifica del rischio sia ambientale sia per la salute umana e animale. La valutazione del rischio è effettuata in stretta collaborazione con gli organismi scientifici degli Stati membri.

Successivamente il parere è reso disponibile al pubblico e viene avviata una consultazione pubblica che rimane aperta per un mese. Entro tre mesi dal ricevimento del parere dell’Efsa, la Commissione europea prepara una proposta di decisione di esecuzione per rilasciare o rifiutare l’autorizzazione che viene trasmessa agli Stati membri e soggetta a votazione a maggioranza qualificata.
Se il comitato permanente e il comitato d’appello non riescono ad adottare la decisione a maggioranza qualificata entro un determinato periodo di tempo, spetta alla Commissione adottare la decisione finale.

Cosa è accaduto.

Al voto dello scorso 27 gennaio i rappresentanti degli Stati membri riuniti nel Comitato Permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi avevano mancato il raggiungimento di una maggioranza assoluta, necessaria per prendere una decisione definitiva sulle tre autorizzazioni. In quell’occasione, infatti, alcuni Paesi europei che hanno vietato la coltivazione di Ogm sui loro territori (Italia, Lituania e Paesi Bassi) hanno votato a favore dell’autorizzazione a livello europeo.

La posizione ultima dell’Italia.

E’ di queste ore la notizia che l’Italia esprimerà una posizione di contrarietà nel voto sulle autorizzazioni agli Ogm in sede di Comitato d’Appello europeo il 27 marzo prossimo. A quanto si apprende dall’ANSA i Ministri della salute Beatrice Lorenzin, delle politiche agricole Maurizio Martina e dell’Ambiente Gian Luca Galletti hanno concordato questa posizione comune.

Se questa notizia troverà conferma nel prossimo voto dell’Italia i campi europei continueranno in futuro a essere liberi da Ogm. Dopo il pasticcio del voto dello scorso gennaio in seno alla Commissione Permanente dell’Unione Europea, il nostro Paese è chiamato quindi a ribadire nei fatti, quell’impegno in difesa della biodiversità e dell’agricoltura di piccola scala tante volte proclamato almeno a parole.

Secondo il nuovo regolamento 2015/412 sulla coltivazione degli Ogm in Europa, una volta votata l’eventuale autorizzazione del prodotto Ogm a livello europeo, ogni Stato è libero di scegliere se coltivare o meno gli Ogm sul proprio territorio. Se gli Stati membri al prossimo voto dovessero autorizzare a livello europeo gli Ogm, rassicurati dal fatto che a casa propria ognuno stabilisce le proprie regole, potrebbero aver seguito numerose nuove richieste di autorizzazione di Ogm. Insomma un’ipocrisia bella e buona.

E’ quindi nostro dovere e nostra responsabilità preservare il patrimonio di diversità biologica e culturale rappresentato dai semi e tutelare il diritto dei contadini di selezionare, riprodurre e scambiare con altre comunità i propri semi, pratica che sarebbe ancora una volta a rischio se dovesse passare questa nuova autorizzazione in seno alla Commissione Permanente dell’UE.

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